Profumo di donna

Donne… donne piene di fascino, consapevoli, molto femminili nell’atteggiamento, negli abiti, nell’acconciatura. Volti perfetti che immagini circonfusi da un’aura di innata sofisticata attrattiva, lunghe ciglia, occhi perfettamente delineati e truccati.

La pittrice Erna Fossati, guarda con complicità a un mondo fatto di cura di sé, di grazia, di accostamenti cromatici vivaci ma ben armonizzati, che fanno di femminilità e bellezza un cocktail irresistibile per conferire a ciascuna delle sue dame un proprio ben riconoscibile profumo.

Erna Fossati è nata e vive a Trieste, ha iniziato la sua ricerca creativa quasi per caso, come dice lei stessa: “In una giornata particolarmente noiosa, mi sono decisa ad aprire uno scatolone dove tenevo le mie cose, quelle che avevo raccolto quando sono andata via dal posto di lavoro. Aprendolo mi sono ritrovata in mano un block notes e delle matite colorate, che usavo per intrattenere i bambini dei clienti; così mi sono messa a disegnare e a colorare uno dei miei pappagalli, che a dire la verità non era venuto granché bene pur essendomi spesa con impegno tutto il pomeriggio… però alla fine mi sono resa conto di quanto mi fossi rilassata nel fare questa cosa. Quello fu il mio inizio alla pittura e da quel giorno, non ho più smesso.”

Niente di retorico, niente di accademico nella sua tecnica, quanto un approfondito studio da autodidatta intrapreso consultando anche le molteplici possibilità settoriali offerte dalla rete globale.

I colori a olio prendono ben presto il posto delle iniziali tinte acriliche, e dai suoi adorati pappagalli (lei stessa ne è un’allevatrice), la Fossati passa step by step dall’astratto, alla pittura fluida, al figurativo.

Di per sé, il ritratto classico non l’ha mai entusiasmata, le sembrava mancasse sempre quel “qualche cosa che”… che alla fine trova nei colori brillanti, che coniuga a forme dalle linee raffinate, per rappresentare donne indimenticabili.

Inizialmente il richiamo ai suoi artisti di riferimento, Tamara de Lempicka, Alphonse Mucha e altri, è palese, ma con il tempo si affina per creare uno stile personale che narra delle atmosfere sfavillanti degli anni Venti.

Le sue protagoniste sono aggraziate, adornate di preziosi ornamenti e con abiti la cui cura è innegabilmente degna di una provetta modista; completano l’immagine cappelli, guanti e voluttuosi foulard.

Donne consapevoli di sé stesse, libere in ogni istante, sensuali ma mai volgari, un po’ spregiudicate, permalose e a volte gelose. Femmes fatales che vivono nel presente, nel passato o nel futuro, vestite di colori accesi, il cui sguardo è spesso diretto verso un mondo che solo loro possono percepire, come se stessero aspettando un messaggio segreto. Forse aspettano qualcuno, ma sicuramente non dipendono da nessuno.

La mostra immerge i visitatori in un universo fatto di protagoniste che si stagliano sulle tele quasi fossero state sottratte a un set cinematografico che le vede attrici di feste sfarzose in pieno stile Grande Gatsby, sempre a proprio agio nel loro considerevole fascino.

Queste sue personali muse mi ricordano novelle sirene, non quelle di omerica memoria, ma più simili al personaggio di un racconto di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, dove la bella Lighea, dal sorriso che esprime solo “divina gioia di esistere”, tiene a informarci di: “Non credere alle favole inventate su di noi: non uccidiamo nessuno, amiamo soltanto.”

Da un punto di vista tecnico, i suoi lavori sono caratterizzati da linee pulite e nette; i cromatismi risultano intensi e applicati con pennellate sicure. La presenza di pietre vere, strass e perle, enfatizzano particolari dell’abbigliamento, o fungono direttamente da gioielli per adornare colli perfetti e deliziose piccole orecchie, impreziosendo ulteriormente le sue opere e conferendo loro una vaga reminiscenza bizantina.

Le sue immagini, che sembrano galleggiare in uno spazio tra arte e illustrazione, hanno un’ulteriore interessante peculiarità: ogni sua rappresentazione potrebbe contenere un difetto… diciamo un neo di bellezza, una dissonanza che conferisce alle sue creazioni uno stile schiettamente personale. Come lei stessa tiene a far sapere: “Ho il desiderio – e perché no, anche un po’ di presunzione – che chiunque veda i miei lavori pensi: questo lo ha fatto Erna, è il suo tratto.

Profumo di donna è il fil rouge per un’originale esposizione che testimonia il gusto, la classe, la femminilità, di un tempo ormai perduto e mai dimenticato.

D’altronde, lo auspicava anche Coco Chanel: “Una donna dovrebbe essere due cose: elegante e favolosa.”

Gabriella Dipietro